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Adozione Crypto in Italia: Dati del Politecnico di Milano e Impatto sul Settore Scommesse

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L’Italia non è un Paese crypto. O meglio: non lo è ancora. Secondo i dati dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, il 7% degli italiani — circa 2,8 milioni di persone — possiede cripto-asset. Un dato che diventa più eloquente nel confronto europeo: la Spagna è al 14%, la Germania all’11%. L’Italia è in ritardo, e questo ritardo ha implicazioni dirette per il settore delle scommesse crypto.

Un mercato dove solo il 7% della popolazione ha familiarità con le criptovalute è un mercato dove i bookmaker crypto partono da una base utenti strutturalmente limitata. Ma è anche un mercato con un potenziale di crescita significativo: i numeri dell’Italia crypto suggeriscono che il Paese è più vicino all’inizio della curva di adozione che alla sua maturità. Per il settore iGaming, comprendere questa dinamica — chi sono i cripto-utenti italiani, perché sono pochi rispetto ai vicini europei, e cosa potrebbe cambiare — è essenziale per valutare le prospettive reali del crypto-betting nel contesto italiano.

I Dati dell’Osservatorio: Mercato B2B, Profilo Utenti e Barriere all’Adozione

L’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano è l’unica fonte accademica italiana che produce dati sistematici sull’adozione delle criptovalute nel Paese. I suoi report annuali offrono una fotografia molto più dettagliata dei semplici tassi di penetrazione.

Il mercato B2B delle soluzioni blockchain in Italia vale circa 38 milioni di euro nel 2026, in lieve calo del 5% rispetto all’anno precedente. Il 62% di questa spesa proviene dal settore finanziario — banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio — mentre il retail, l’entertainment e il gaming rappresentano quote marginali. Questo dato indica che l’infrastruttura blockchain in Italia è ancora concentrata nel settore finanziario tradizionale e non ha ancora penetrato significativamente i settori consumer, compreso l’iGaming. La contrazione del 5% suggerisce inoltre che il mercato B2B italiano sta attraversando una fase di razionalizzazione, dove le sperimentazioni vengono sostituite da implementazioni mirate con ritorno economico dimostrabile.

Il profilo dell’utente crypto italiano è prevalentemente maschile (oltre il 70%), con un’età concentrata nella fascia 25-44 anni e un livello di istruzione e reddito superiore alla media nazionale. Questo profilo si sovrappone significativamente con quello dello scommettitore sportivo online — un’intersezione che suggerisce un potenziale di cross-selling tra i due mercati, a condizione che l’infrastruttura di pagamento lo permetta.

Le barriere all’adozione identificate dall’Osservatorio includono la complessità percepita delle criptovalute (la gestione di wallet e chiavi private resta un ostacolo per la maggioranza), la volatilità dei prezzi (citata come preoccupazione principale dal 60% dei non-adottanti), la mancanza di fiducia nelle piattaforme di exchange e la scarsa conoscenza del quadro fiscale. Quest’ultima barriera è particolarmente rilevante in Italia, dove l’aumento dell’aliquota al 33% dal 2026 e la complessità delle dichiarazioni in Quadro RW scoraggiano molti potenziali utenti.

Per il settore scommesse, il dato più significativo non è il 7% attuale ma la distribuzione per fascia di età e il livello di engagement. I 2,8 milioni di possessori di crypto non sono un blocco omogeneo: una quota significativa sono holder passivi — hanno acquistato crypto come investimento a lungo termine e non le utilizzano per pagamenti quotidiani. La quota di utenti che usa attivamente le criptovalute per transazioni — e quindi potenzialmente per le scommesse — è molto più ridotta, probabilmente nell’ordine delle centinaia di migliaia. È su questo segmento attivo, non sulla cifra headline dei 2,8 milioni, che il mercato del crypto-betting italiano deve calibrare le proprie aspettative realistiche di crescita.

Quattro Milioni di Potenziali Nuovi Utenti: Cosa Significa per l’iGaming

Oltre ai 2,8 milioni di italiani che già possiedono criptovalute, i dati del Politecnico rivelano un bacino di circa 4 milioni di persone che dichiarano l’intenzione di acquistare cripto-asset in futuro. Come ha commentato Giacomo Vella, direttore dell’Osservatorio, l’adozione italiana è ferma al 7%, un dato ancora distante dal 14% della Spagna o dall’11% della Germania, ma ci sono altri 4 milioni di italiani che dichiarano di voler acquistare crypto-asset — un serbatoio di domanda latente che potrebbe attivarsi con il miglioramento dell’infrastruttura e la chiarezza normativa.

Per il settore iGaming, questi 4 milioni rappresentano un’espansione potenziale significativa della base utenti per le scommesse crypto. Se anche solo il 10% di questi nuovi adottanti utilizzasse le criptovalute per il betting — una stima conservativa, data la sovrapposizione demografica tra il profilo del cripto-investitore e quello dello scommettitore sportivo — si tratterebbe di 400.000 nuovi scommettitori crypto nel mercato italiano. Un numero che giustificherebbe investimenti significativi da parte degli operatori ADM nell’infrastruttura di pagamento crypto e che potrebbe alterare l’equilibrio competitivo tra piattaforme regolamentate e offshore.

Il catalizzatore più probabile di questa crescita è la semplificazione dell’esperienza utente. Le carte crypto come Binance Card e Crypto.com, gli e-wallet con funzionalità di conversione integrata, e le app mobile che rendono la gestione di wallet e transazioni intuitiva quanto un’app bancaria stanno progressivamente abbassando la soglia tecnica d’ingresso. Quando possedere e spendere criptovalute sarà altrettanto semplice che usare Apple Pay, la barriera della complessità — oggi la principale — cesserà di esistere.

Barriere e Catalizzatori: Cosa Frena e Cosa Potrebbe Accelerare l’Adozione

L’adozione crypto in Italia è frenata da un intreccio di fattori regolamentari, fiscali e culturali che si rafforzano reciprocamente.

Sul fronte fiscale, l’aumento dell’aliquota sulle plusvalenze crypto al 33% dal 2026, l’abolizione della soglia di esenzione di 2.000 euro e la complessità della dichiarazione in Quadro RW creano un ambiente percepito come ostile dall’utente medio. Un italiano che acquista 1.000 euro di Bitcoin e li utilizza per scommettere — generando una plusvalenza sulla conversione — deve tenere traccia del prezzo di acquisto, calcolare il gain con metodo LIFO e dichiararlo nella dichiarazione dei redditi. Per molti potenziali utenti, la complessità burocratica e il timore di commettere errori fiscali superano ampiamente il beneficio percepito dell’utilizzo delle criptovalute per le scommesse.

Sul fronte regolamentare, l’assenza di un quadro normativo chiaro per i pagamenti crypto nel gambling crea incertezza. L’ADM non ha vietato esplicitamente i depositi in criptovaluta sulle piattaforme con licenza, ma non li ha nemmeno autorizzati esplicitamente. Questa ambiguità disincentiva gli operatori dall’investire nell’integrazione dei pagamenti crypto — perché rischiare su un’infrastruttura che potrebbe essere vietata domani?

I catalizzatori potenziali sono almeno tre. Il regolamento MiCA, che fornisce un framework europeo per i cripto-asset, potrebbe gradualmente ridurre l’incertezza regolamentare e dare agli operatori la fiducia necessaria per investire nell’integrazione dei pagamenti crypto. La crescita dell’infrastruttura di pagamento — app sempre più semplici, carte crypto diffuse, Lightning Network in espansione — sta abbattendo le barriere tecniche mese dopo mese. E la pressione competitiva internazionale potrebbe spingere gli operatori italiani ad adottare i pagamenti crypto per non perdere quote di mercato a favore delle piattaforme offshore che li accettano già da anni.

I numeri dell’Italia crypto raccontano un Paese in ritardo rispetto ai vicini europei ma non fermo. La traiettoria è ascendente, anche se più lenta rispetto a Spagna e Germania, e condizionata da fattori regolamentari e fiscali che gli altri mercati non hanno nella stessa misura. Per il settore scommesse, la domanda non è se il crypto-betting arriverà nel mainstream italiano, ma quando — e con quale quadro normativo. La risposta a questa domanda determinerà se i prossimi 4 milioni di cripto-utenti italiani scommetteranno su piattaforme ADM o su bookmaker offshore.